In breve tempo molte delle principali aziende italiane stanno finendo in mani straniere.
“E’ il mercato baby”, dicono i giornali. In questa Europa unita le buone imprese sono sempre più soggette all’assalto di finanzieri che vogliono valorizzare i propri investimenti e da fondi che intendono impiegare la copiosa raccolta sui pochi pezzi pregiati che vengono messi in vendita. E’ stato recentemente così per Bnl e Autostrade, lo sarà tra poco per Tim.
E’ il caso di scandalizzarci? No. E’ il caso di preoccuparci? Sì.
E’ dei giorni scorsi la notizia di bid non andati a buon fine per l’opposizione degli amministratori delle società, scalate fallite perché azionariati stabili volevano mantenere il controllo sulle aziende sane, indipendentemente dal valore di mercato. Ebbene, in Italia non è così.
Solo pochissimo tempo da Telecom fu fusa con Tim e con le altre attività media del gruppo, e ora si avvia invece un processo contrario. Fin troppo facile dire ora che nei piani del tycoon della Pirelli vi era più il maquillage finanziario, spostando debiti e passività, che una seria e strategica opera di rilancio del colosso della telefonia.
Ora, un pezzo del nostro operatore n°1 andrà in Australia, da Murdoch: un altro pezzo probabilmente in Spagna, da Telefonica. Un pezzettone forse ceduto ai fondi di private equity internazionali. Il tutto con gran gioia degli azionisti Pirelli, che otterranno un cospicuo aumento del valore delle azioni della società, dovuto a plusvalenze create sulla pelle dell’economia italiana.
La vicenda Bnl, Autostrade, e ora Telecom dimostra inequivocabilmente come il management italiano si senta così poco interessato alle sorti del Paese, rendendolo di fatto una prateria dove chiunque possa venire a fare razzia di cose pregiate, lasciando solo i bidoni. E a drenare, ovviamente, le risorse prodotte verso l’estero senza contribuire a moltiplicare il valore della nostra economia.
Questo anche in presenza di numerosi schiaffi verso le aziende nostrane impegnate in opere di internazionalizzazione: dell’Unicredit in Polonia, ma anche di Enel in Francia, ad esempio.
C’é solo, in questo clima di generale “prendi i soldi e scappa”, da fare un serio elogio a Silvio Berlusconi. Ha un tesoro nella propria cassaforte, ma – per ora – pensa ad aumentarne il valore e non a venderlo. Sarebbe bene che la politica tenesse in maggiore considerazione gli imprenditori seri e meno i raider da strapazzo, pure troppo spesso portati in palmo di mano e acclamati come i salvatori della Patria economica.
); ieri sera invece tre giri lunghi della montagnetta di S. Siro con Elleci, ad andatura sostenuta ma non esagerata, per un totale di 40′.